Spotify
annuncia oltre 11 miliardi di dollari all’industria musicale nel 2025. Ma agli
artisti quanto arriva davvero?
Ieri, mentre Spotify celebrava quello che
definisce “il più grande pagamento annuale mai effettuato nella storia del
settore”, ITSRIGHT è intervenuta al Parlamento Europeo per smascherare uno
storytelling che non corrisponde alla realtà.
Nel corso dell’evento “Music is work.
Streaming: transparency in data, fairness in remuneration”, organizzato
dalla Delegazione italiana S&D guidata dall’On. Nicola Zingaretti, abbiamo
denunciato le profonde storture di un sistema opaco e squilibrato.
L’iniziativa, che ha aperto il dibattito europeo
sulla revisione della Direttiva sul Copyright Digitale, ha visto tra i
protagonisti una delegazione di artisti – tra cui Mario Biondi, Poison
Beatz, Eugenio Finardi – insieme a AUDIOCOOP e IMARA, il network che
rappresenta le principali società di collecting internazionali dei diritti
connessi di artisti e musicisti.
La realtà è
questa: oggi chi fa musica guadagna poco o nulla dallo streaming. A confermarlo è la ricerca dell’Università
Cattolica di Milano, presentata dal Prof. Matteo Tarantino durante la
serata. Secondo lo studio:
- il 90% degli artisti è presente sulle
piattaforme streaming
- ma l’80% dichiara di ricavare nulla o
somme irrisorie dallo streaming
Un quadro critico confermato anche da studi
internazionali e dalla risoluzione del Parlamento Europeo del gennaio 2024,
che denuncia lo squilibrio di potere tra i diversi attori del mercato.
In Italia la
legge c’è, ma resta disattesa. Con il recepimento della Direttiva Digital Copyright
nel 2021, l’Italia ha introdotto tutele rafforzate per gli artisti interpreti
ed esecutori, riconoscendo:
- il diritto a una remunerazione adeguata e
proporzionata ai ricavi generati
- il diritto a informazioni complete e
trasparenti sulle modalità di sfruttamento delle opere
Tuttavia, queste norme restano largamente
inapplicate.
La proposta di
ITSRIGHT è dunque netta e concreta. Chiediamo alle istituzioni un intervento che permetta
agli artisti di ricevere i compensi direttamente dalle piattaforme,
superando l’attuale sistema di intermediazione delle case discografiche. Solo
così sarà possibile ristabilire equità e trasparenza nel mercato.
La tutela del lavoro creativo è una priorità culturale
ed economica. Senza una giusta remunerazione, non può esserci sostenibilità
per il settore musicale europeo. È dunque tempo di rimettere gli artisti al centro delle
politiche culturali e digitali europee.