29.01.2026

ITSRIGHT al Parlamento UE: “Compensi diretti dalle piattaforme agli artisti per uno streaming più equo”.


Spotify annuncia oltre 11 miliardi di dollari all’industria musicale nel 2025. Ma agli artisti quanto arriva davvero?

Ieri, mentre Spotify celebrava quello che definisce “il più grande pagamento annuale mai effettuato nella storia del settore”, ITSRIGHT è intervenuta al Parlamento Europeo per smascherare uno storytelling che non corrisponde alla realtà. Nel corso dell’evento “Music is work. Streaming: transparency in data, fairness in remuneration”, organizzato dalla Delegazione italiana S&D guidata dall’On. Nicola Zingaretti, abbiamo denunciato le profonde storture di un sistema opaco e squilibrato.

L’iniziativa, che ha aperto il dibattito europeo sulla revisione della Direttiva sul Copyright Digitale, ha visto tra i protagonisti una delegazione di artisti – tra cui Mario Biondi, Poison Beatz, Eugenio Finardi – insieme a AUDIOCOOP e IMARA, il network che rappresenta le principali società di collecting internazionali dei diritti connessi di artisti e musicisti.

La realtà è questa: oggi chi fa musica guadagna poco o nulla dallo streaming. A confermarlo è la ricerca dell’Università Cattolica di Milano, presentata dal Prof. Matteo Tarantino durante la serata. Secondo lo studio:
  • il 90% degli artisti è presente sulle piattaforme streaming
  • ma l’80% dichiara di ricavare nulla o somme irrisorie dallo streaming
Un quadro critico confermato anche da studi internazionali e dalla risoluzione del Parlamento Europeo del gennaio 2024, che denuncia lo squilibrio di potere tra i diversi attori del mercato.

In Italia la legge c’è, ma resta disattesa. Con il recepimento della Direttiva Digital Copyright nel 2021, l’Italia ha introdotto tutele rafforzate per gli artisti interpreti ed esecutori, riconoscendo:
  • il diritto a una remunerazione adeguata e proporzionata ai ricavi generati
  • il diritto a informazioni complete e trasparenti sulle modalità di sfruttamento delle opere
Tuttavia, queste norme restano largamente inapplicate. 
La proposta di ITSRIGHT è dunque netta e concreta. Chiediamo alle istituzioni un intervento che permetta agli artisti di ricevere i compensi direttamente dalle piattaforme, superando l’attuale sistema di intermediazione delle case discografiche. Solo così sarà possibile ristabilire equità e trasparenza nel mercato.

La tutela del lavoro creativo è una priorità culturale ed economica. Senza una giusta remunerazione, non può esserci sostenibilità per il settore musicale europeo. È dunque tempo di rimettere gli artisti al centro delle politiche culturali e digitali europee.

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